Sasso da Pigna e il Ridotto
Introduzione
Una soluzione d’emergenza
Al pari della gran parte delle opere d’artiglieria svizzere, anche il «Sasso da Pigna» fu costruito come elemento del «Ridotto nazionale». Ma cosa è il «Ridotto»? Nell’estate del 1940, la Svizzera si ritrovò accerchiata dalle potenze dell’Asse, la Germania e l’Italia. La Francia aveva ormai capitolato, e l’Austria era stata annessa al Reich tedesco sino dal 1938. La Svizzera non poteva dunque più sperare in nessun sostegno, e si vedeva confrontata a una gigantesca macchina da guerra contro la quale non aveva nulla da opporre. Il generale Guisan, comandante supremo dell’esercito, decise allora di concentrare la gran parte delle truppe nell’area alpina centrale, in modo tale da occupare i passaggi alpini già prima di un’eventuale aggressione e, se necessario, di distruggerli prima che l’attacco della Wehrmacht tagliasse le vie di ritirata ai nostri soldati. Questo avrebbe reso irraggiungibile il principale obiettivo bellico tedesco: la presa di possesso dei passaggi alpini prima della loro distruzione. Per il generale Guisan, che non vedeva alcuna alternativa realistica, il Ridotto rappresentò quindi una soluzione d’emergenza.
Le critiche al Ridotto
In caso di aggressione, la Svizzera centrale, e con essa gran parte della popolazione e la quasi totalità dell’infrastruttura industriale, sarebbe stata sacrificata. Era questo il rischio insito nel piano. L’idea del Ridotto incontrò quindi da subito anche delle resistenze. «Oggi, l’esercito ha il compito di difendere il paese. Se si ritirasse sulle Alpi sacrificandone i due terzi, non si tratterebbe più di una difesa del territorio, bensí di una difesa dello stesso esercito. Non ha alcun senso difendere picchi e ghiacciai, abbandonando per questo al nemico la Svizzera centrale con le sue ricchezze economiche assieme alla maggior parte della popolazione elvetica» (colonnello comandante di corpo Fritz Prisi, 1940). La certezza della sconfitta nelle allora attuali posizioni dell’esercito nella Svizzera centrale spinse tuttavia il generale a evitare ad ogni costo una battaglia su suolo svizzero, senza per questo rinunciare alla neutralità. L’occupazione preventiva dello spazio alpino gli sembrava essere il migliore deterrente contro le potenze dell’Asse.
La Seconda guerra mondiale
1940 - 1945: Con la decisione di realizzare al più presto il «Ridotto nazionale» ebbe inizio un’intensa fase di costruzione di fortificazioni. Il generale Guisan definí le tre maggiori – St-Maurice, Gottardo e Sargans – «i più importanti pilastri dell’intero piano, tra i quali potremmo realizzarne altri; e uno di essi, il Gottardo, ne sarà la cittadella, cioè il nucleo della più forte e ultima resistenza e al tempo stesso il posto di comando centrale per il passaggio delle Alpi.»
I cannoni del forte «Sasso da Pigna» erano orientati a sud. Potevano bloccare le vie d’accesso al Gottardo attraverso la Leventina e il Passo San Giacomo. Soprattutto quest’ultimo, un passaggio originariamente insignificante tra la valle Bedretto e l’italiana Val Formazza, costituiva sino dagli anni Venti una spina nel fianco del comando dell’esercito. Il motivo? Adducendo una possibile apertura turistica,le truppe italiane avevano realizzato un’efficiente strada carrozzabile sino all’altezza del passo, fino ad allora raggiungibile solo a piedi. Da qui, la distanza da Airolo si riduceva a soli 13 chilometri. Per l’artiglieria italiana sarebbe allora stato facile tenere sotto tiro il portale sud della galleria e la strada del passo, rendendo impossibile la difesa del Gottardo. Oltre al «Sasso da Pigna», altre cinque opere d’artiglieria potevano sparare sul Passo San Giacomo, rendendo cosí impossibile alle truppe italiane la tenuta di una posizione alla quota del pas
La Guerra fredda
1945-1997: La fortificazione ancora in costruzione fu portata a termine alla fine del 1945. Successivamente, la costruzione di fortificazioni conobbe una lunga battuta d’arresto. Il concetto del Ridotto, sempre considerato rischioso, fu abbandonato già nel 1944, quando le truppe furono nuovamente schierate lungo le frontiere al fine di impedire che un esercito straniero in fuga o in ritirata utilizzasse la Svizzera centrale come via di passaggio. L’importanza dei passaggi alpini rimase tuttavia sempre grande anche dopo la Seconda guerra mondiale. Per questo, le opere di artiglieria furono mantenute efficienti ancora durante mezzo secolo. La nuova minaccia delle armi moderne, la fine della Guerra fredda e il ridimensionamento dell’esercito portarono infine alla loro chiusura. Alcune di esse furono sostituite da bunker di artiglieria dotati di potenti cannoni da fortezza Bison da 15.5 cm o da lanciamine da fortezza da 12 cm. Tuttavia, anche questa più giovane generazione di pezzi d’artiglieria va lentamente scomparendo





